giovedì 24 giugno 2010

POSIZIONE DELLE STELLE NEL MESE DI LUGLIO

Luglio

luglio

Ercole, l’antico eroe semidio, alto verso lo zenith, pare piegare le ginocchia e levare le braccia in atto di chiedere clemenza agli dei.

Lo precedono il Bifolco con Arturo e la Corona Boreale. Ad est lo segue la splendida luce di Vega mentre a nord l’alto cielo è occupato dal sinuoso corpo del Drago.

Dodici sono le costellazioni zodiacali e di queste, nel cielo di luglio sono visibili: al tramonto il Leone, seguito dalla Vergine e dalla Bilancia, quadrangolo di stelle di terza grandezza, alfa, beta, gamma, sigma, tra cui alfa è una facile doppia.

Lo Zodiaco continua con lo Scorpione dove sono gli ammassi globulari M 80 e M 4.

Ofiuco, avvolto dalle spire del Serpente, pur attraversata da un buon tratto dell’eclittica, non è costellazione zodiacale.

Lo segue il Sagittario, appena spuntato dall’orizzonte sud orientale.

Questa costellazione appare composta da un piccolo rettangolo sghembo costituito dalle stelle tau, zeta, sigma, fi, preceduto da un arco di 5 stelle: mi, lambda, delta, epsilon, eta, dove è già pronta a scoccare la freccia con la stella gamma.

Qui si ritrova il meraviglioso centro della Via Lattea, con alcune delle più belle nebulose diffuse galattiche: M 20 o nebulosa “trifida”, così chiamata perché nelle fotografie appare divisa in tre lobi, la nebulosa M 8 “della laguna” che, più esattamente, è costituita da una nebulosa diffusa e da un ammasso aperto, M 17 o nebulosa a “ferro di cavallo” e M 24.

L’ ammasso aperto M 21 e l’ammasso globulare l’M 22. Ancora più ad oriente del Sagittario, appena sopra l’orizzonte, le poche pallide stelle del Capricorno.

La Via Lattea attraversa il cielo orientale da nord a sud dividendosi in due grandi rami luminosi laddove il Cigno spicca il suo volo.

Il Delfino, l’Aquila e la Saetta splendono ad est.

L’alato cavallo Pegaso si eleva a nord est con le stelle epsilon, zeta, alfa, beta e gamma, trascinando con sé l’incatenata Andromeda.

Il meridiano è determinato da una linea che dalla Polare scenda verso sud, passando presso la eta del Drago, la tau e la kappa di Ercole, la gamma del Serpente e la beta dello Scorpione.

mercoledì 23 giugno 2010

Il Solstizio e i suoi significati





Il Solstizio è un evento che fornisce un gran numero di interessanti spunti di riflessione per chi si interessa di scienze esoteriche, che vanno molto al di là dei suoi aspetti tecnico-scientifici che ci insegna l'astronomia moderna. Uno dei sette princìpi ermetici del Kybalion, testo cardine della scienza esoterica di origine occidentale, afferma che ogni cosa nell'Universo si manifesta attraverso un ritmo, attraverso un'oscillazione tra due opposte polarità tra loro complementari.

L'esistenza in ogni cosa di questo ritmo oscillatorio bi-polare la si può facilmente verificare osservando i cicli della natura e delle attività umane, e più in generale in come si manifesta ogni forma di vita. Tutto è un continuo alternarsi di luce e ombra, caldo e freddo, secco e umido, crescita e caduta, veglia e sonno, attrazione e repulsione, creste d'onda e cavi d'onda, e si potrebbe andare avanti all'infinito. Meditare su questo ritmo di alternanza tra polarità opposte è sempre un ottimo esercizio per mettersi in sintonia e in armonia con i ritmi dell'Universo, e l'evento del Solstizio è quanto mai adatto a questo scopo essendo uno dei punti culminanti di uno di questi cicli cosmici.
Durante il Solstizio infatti il Sole raggiunge la massima o minima altezza sull'orizzonte, determinando il massimo e minimo numero di ore di luce o tenebre nei due emisferi terrestri.
Durante gli Equinozi, le due forze contrapposte sono invece in perfetto equilibrio tra loro e la durata di giorno e notte è esattamente uguale. Riconoscere in ogni cosa l'esistenza di questi ritmi può contribuire ad avere un atteggiamento più equilibrato e rilassato nei confronti della vita e dei suoi eventi, e inoltre saper identificare le fasi ritmiche in ogni attività umana e in ogni situazione della vita può essere di grande utilità pratica.

Nel mondo antico si usava celebrare ed attribuire grande importanza a queste fasi cicliche solstiziali ed equinoziali, in quanto si vedeva nell'alternarsi dei cicli astronomici il manifestarsi dell'attività di entità divine. Oggi la scienza moderna tende a considerare queste celebrazioni come superstiziose, ma secondo i migliori esoteristi di oggi queste convinzioni antiche erano invece pienamente giustificate. Secondo questi maestri, infatti, l'umanità antica aveva una struttura animica molto diversa da quella attuale.
L'uomo antico era molto meno razionale di quello moderno, ma in compenso era dotato di una sorta di chiaroveggenza istintiva, che gli permetteva di percepire direttamente le entità spirituali e riconoscerne l'attività nel mondo della natura. Per questo le tradizioni antiche identificavano gli dèi negli astri e in tutte le manifestazioni naturali, non si trattava affatto di superstizioni ma di percezioni dirette.

Secondo il filosofo-occultista Rudolf Steiner, dove c'è un astro c'è un concentramento di attività spirituale, e l'astro fisico che noi percepiamo non è altro che un fatto esteriore dietro al quale si cela una possente attività spirituale operata da entità invisibili ai sensi ordinari, e tutti i cicli cosmici e naturali avvengono per opera di queste entità.
Con il passare dei secoli, l'umanità ha gradualmente perso la chiaroveggenza istintiva acquistando la razionalità, e in questo modo si è sviluppata la cultura scientifica attuale ma è andata perduta la capacità di percepire le entità spirituali. Secondo i maestri esoterici, si tratta di un percorso che l'umanità doveva seguire per inserirsi più profondamente nel mondo della materia fisica e lì sviluppare certe componenti animiche che soltanto nel mondo fisico possono essere sviluppate, poi in futuro la chiaroveggenza verrà recuperata ma in forma più evoluta, non sarà più un fatto istintivo ma una facoltà utilizzabile a comando.

Nel mondo antico, il Sole, con tutti i suoi cicli culminanti nei Solstizi e negli Equinozi, era considerato come la più grande delle espressioni dell'attività divina. Anche questo, sempre secondo Steiner, era del tutto giustificato in quanto dietro la forma esteriore del Sole fisico opera l'entità spirituale più evoluta del sistema solare, quell'entità che tante grandi tradizioni antiche, a cominciare da quella egizia, identificavano come una grande guida dell'umanità. Si tratta della stessa entità che il mondo cristiano ha riconosciuto nel Cristo, ma che era stata già riconosciuta sotto altri nomi da molte tradizioni pre-cristiane. Ecco allora che la nascita del Cristo viene celebrata oggi intorno ai giorni del Solstizio invernale, così come nell'antichità si celebrava nello stesso periodo la rinascita del Sole, che da quel momento riprende la sua fase ciclica ascendente.
Al di là delle varie forme con cui viene celebrato dalle tradizioni spirituali antiche e moderne, il Solstizio rappresenta comunque la celebrazione e il rinnovamento del profondo legame tra l'umanità e la sua grande Guida che l'accompagna nel suo percorso evolutivo.


Gabriele Bertani

Gli Scacchi esoterici







Per il loro simbolismo gli scacchi sono il gioco più significativo, poiché al pari dei Tarocchi essi rappresentano gli elementi sia della vita che della filosofia.
Chiamati il “gioco reale”, il passatempo preferito dai sovrani, essi nascono in India e in Cina per poi essere introdotti in Europa, come gioco fatto di esseri viventi mossi su pavimenti di marmo bianco e nero, dai principi dell’India Orientale, seduti sui sontuosi balconi.
Qualcuno fa nascere il gioco nell’antico Egitto, ma dai documenti iconografici e dalle sculture, si è scoperto che il loro gioco assomigliava più alla dama che agli scacchi, mentre in Cina i pezzi erano intagliati per assomigliare ai re e ai principi delle dinastie al potere, come ad esempio i Ming o i Manchi.
La scacchiera, composta di 64 caselle quadrate e alternate di colore bianco e nero simboleggia il pavimento (o piano) della Casa dei Misteri; in questo campo dell’esistenza o del pensiero si muovono delle figure intagliate, secondo una legge fissa.
Un’altra chiave di lettura della scacchiera è l’analogia con i 64 ideogrammi del Libro dei Mutamenti, o I-Ching; la disposizione dei 64 “Kua” è un mandala simbolo dell’Essenza Incondizionata che porta ad esistere.
Il Re Bianco è Ormuz, ed il Re Nero è Ahriman, e sul piano del cosmo rappresenta la grande guerra tra Luce e Oscurità, combattuta attraverso tutte le età.
Della costituzione filosofica dell’uomo i Re rappresentano lo Spirito, le Regine la Mente, gli Alfieri le Emozioni, i Cavalieri la Vitalità, le Torri il Corpo Fisico.
I pezzi schierati dalla parte del Re sono Positivi, quelli dalla parte della Regina Negativi; le pedine sono gli impulsi Sensori e le Facoltà Percettive, ossia le Otto Parti dell’Anima.
Il Re Bianco è l’Io e i suoi Veicoli (o corpi), il Re Nero il Non – Io, o Falso Ego e le sue forze; in questo modo il gioco degli scacchi rappresenta l’eterna lotta tra ogni parte che compone l’uomo contro l’ombra ( o anti – parte) di sé stesso.
La natura di ogni figura del gioco è rivelata dal tipo di movimento che la caratterizza, una geometria (sacra) del movimento: lineare il movimento del corpo (Torre), obliquo quello delle emozioni (Alfiere), mentre il Re (Spirito) non può essere catturato, ma perde la sua battaglia quando è circondato e non può che capitolare.
Esiste anche un sistema di gioco detto degli scacchi Enochiani, utilizzato dall’Ordine della Golden Dawn, che si rifà al sistema degli scacchi Rosacrociani e si compone di quattro separate scacchiere, simboleggianti i quattro elementi, ed i pezzi posizionati nel loro interno raffigurano divinità egizie, (20 nobili e 16 pedine, analoghi in numero ai 36 Arcani Minori dei Tarocchi), che si muovono in modo leggermente differente dal giuoco tradizionale.
In questa visione di gioco la concezione magico filosofica di base è quella delle Tavolette Enochiane e delle Chiamate Angeliche, e delle 16 figure geomantiche studiate e utilizzate anche da Alesteir Crowley nelle sue pratiche occulte.

di : Marco Grosso

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simbolismo astrologico della colonna vertebrale





Sin dall’antichità la colonna vertebrale venne associata alla simbologia dell’Albero in cui scorre la linfa vitale. Anche il corpo dell’uomo viene descritto nei testi sacri come un Albero, il quale, a livello ontologico, è rovesciato possiede perciò le radici in cielo e i rami in terra. Il tronco è la parte mediana che unisce il cielo alla terra, i pensieri all’azione. In questa parte mediana si trova la Colonna Vertebrale, bacchetta sapienziale associata allo strumento magico e trasmutatorio con cui magi e sacerdoti in tempi antichi compivano miracoli e prodigiose guarigioni.
Ognuno di noi possiede questa bacchetta magica, canale in cui scorre l’energia vitale dell’essere umano e il cui flusso è accordato in base alla capacità di ognuno di sapere vivere i differenti piani esistenziali con coscienza e saperli sapientemente integrare tra di loro.
Attraverso le successive esperienze del corpo fisco liberiamo questa energia vitale che scorre dentro il nostro Albero e il cui flusso è paragonabile a un fiume dorato e luminoso che sgorga dalle viscere della terra.
Questo fiume, fonte di pienezza, vitalità e godimento per l’essere umano, è il midollo spinale che scorre all’interno della colonna vertebrale nella parte mediana del nostro albero corporeo.
Le ultime diramazioni del midollo spinale si trovano a livello delle vertebre lombari per perdersi definitivamente nella regione sacrale coggigea.
Fino ai primi tre mesi di vita questo fiume di energia scende dalla testa, dove trionfa in una corona raggiante (VII chakra), fino al coccige. Dopo questo stadio, dilatandosi il canale midollare, risale fino alla seconda vertebra lombare dove pone il suo limite definitivo.
Il midollo spinale deposita dunque, a quest’epoca, una memoria ancestrale alla base della colonna vertebrale, un “segreto” che darebbe nome al sacro e alle vertebre sacrali!
All’ombra delle acque uterine nasce la vita del corpo, all’ombra delle vertebre sacrali nasce la nostra vita cosciente attraverso lo sviluppo della sessualità, poiché ogni tappa lungo questo asse di mezzo, che costruisce il nostro equilibrio, la nostra indipendenza e rettitudine, è altresì una tappa nell’esistenza umana e nella crescita della sua coscienza universale.
La zona sacrale in cui il midollo svanisce è anche l’inizio della vita adolescenziale per l’essere umano, il luogo dove si costruisce il primo “io” separato dal sé parentale.
Le vertebre sacrali e le vertebre lombari, che vengono forgiate simbolicamente in questo periodo, non sono visitate dal “fuoco divino”se non tramite una memoria segreta sigillata nelle ultime quattro ossa della regione coggigea: la notte da cui l’uomo proviene contiene il segreto del suo nome e del suo cammino terrestre e universale. Il numero quattro è sempre simbolo di un arresto di un’inversione dall’esterno all’interno, che sia prigione, prova, protezione domestica, tomba o tempo di preparazione questo arresto rappresentato dal quattro è matrice e poi scoperta nell’uomo del proprio essere divino. Il coccige costituisce la prima porta che ci conduce all’esistenza fisica e ci dona la capacità di sopravvivenza. Il quattro si unirà al tre numero, la scoperta divina, nel percorso delle 12 vertebre dorsali e il quadrilatero rappresentato dal tronco sarà allora il luogo d’attesa dove l’uomo sperimenta e forgia la capacità creativa liberata nella regione sacrale.
Questo seme di fuoco maturato nelle viscere della terra e fatto crescere nella fornace del quadrilatero dorsale, diverrà il frutto da cogliere lungo l’ultima tappa rappresentata dalle vertebre cervicali. Il numero sette è il numero della perfezione perché è indivisibile e non ha multipli nei primi dieci numeri, per questo da sempre associato alla divinità, all’essere che si compie in virtù delle proprie potenzialità.
La colonna vertebrale si prefigura quindi come Albero della Vita perché il suo fine ultimo e il suo vero utilizzo trascende la dualità delle conoscenze umane: lungo questo canale si conciliano le antinomie, si oltrepassa il paradosso, ogni tappa è una conquista interiore, equilibrio, centro, energia pura non sottomessa ai contrasti, ogni porta è vitalità che cresce, benessere, intelligenza che si lascia penetrare e che rende di nuovo all’uomo la sua vera natura universale e divina.

Il simbolismo astrologico
La colonna vertebrale è da sempre legata alla polarità Sole-Luna/Saturno.
Insieme questi tre pianeti rappresentano tutti e quattro gli elementi della tradizione esoterica e possiamo dire che siano in un certo senso alla guida delle energie, espresse sotto varie forme e simbologie, di questi elementi. La Luna è essenzialmente matrice dell’Acqua, creatrice e distruttrice di ogni forma di vita che nasce e muore nel segreto e nel silenzio del mondo sub-acquatico. Il Sole è fonte di luce e calore, espressione della divinità identificata col Fuoco.
L’Acqua e il Fuoco insieme sono espressione di vitalità, energia, fluire inarrestabile del flusso vitale. Dall’interazione di questi due elementi la vita materiale prende coscienza, espressione e movimento.
L’energia propulsiva di questi elementi è incanalata e spinta verso la crescita dalla Terra e dall’Aria.
Alla guida degli elementi Terra e Aria troviamo Saturno il principio cristallizzatore, condensatore, raffreddante e conservatore che si pone come polo opposto e complementare al fiume vitale costituito dalle energie dell’Acqua e del Fuoco, della Luna e del Sole.
La struttura ossea della colonna vertebrale è governata da Saturno e costituisce un canale per la forza vitale che vi fluisce all’interno: il midollo spinale e le sue innervazioni. Questo fiume che scorre all’interno del condotto vertebrale è uno e duplice: in esso si alternano, si combinano e si equilibrano le correnti energetiche positive e irradianti rappresentate dal Sole e dall’elemento Fuoco e quelle negative e coagulanti rappresentate dalla Luna e dall’elemento Acqua. La simbologia dell’Albero bene esprime l’alternarsi di queste forze all’interno dei processi della natura: la vita che perennemente scorre aldilà del manifestarsi delle stagioni.
Anticamente, presso i celti ad esempio, gli alberi spogli durante la stagione invernale erano simbolo delle forze che si ritirano nel ventre della Madre Terra, della capacità della forza vitale di attraversare il golfo della Morte per ri-manifestarsi con vigore durante la primavera. La forza con cui la vita ri-sbocciava era dunque sinonimo della capacità di ognuno di attraversare con fermezza le difficoltà e le esperienze esistenziali rappresentate da Saturno. Questo pianeta, nella simbologia astrologica, governa lo spleen, il centro psichico che regola il flusso della vitalità nel corpo, con precisione Saturno concede a ognuno la dose di vitalità guadagnata attraverso le aspirazioni e le esperienze della vita. Gli alberi millenari sono da sempre simbolo di immortalità, di capacità del corpo di sapersi rigenerare, di attingere cioè forza dalle viscere della Terra, di attraversare l’abisso e governare la paura..
Nel simbolismo astrologico le ripartizioni della colonna vertebrale sono significative.
Le sette vertebre cervicali del collo sono associate ai sette pianeti della tradizione esoterica.
La prima vertebra, l’Atlante è governata da Saturno, la seconda, l’Epistrofeo, da Giove, le altre cinque di seguito rispettivamente da Marte, il Sole, Venere, Mercurio e la Luna.
Le vertebre cervicali sono quindi connesse alla capacità di saper utilizzare i sette raggi della tradizione esoterica, le energie costruttive principali da cui discendono tutti gli altri raggi. Queste energie guida sono da sempre associate ai sette pianeti ma anche alle sette note musicali, ai sette colori dello spettro solare e, nella tradizione orientale, ai sette chakra maestri.
In questa parte della colonna che supporta la testa si concentrano particolarmente le tensioni e gli sforzi ed è per questo, in alcuni individui, una zona spesso bloccata o irrigidita .
Le dodici vertebre dorsali sono associate alle 12 energie dei segni zodiacali. La prima vertebra è governata dall’Ariete e le altre undici dai segni che seguono in successione nello zodiaco.
La spina dorsale è particolarmente connessa all’elemento fuoco e alle energie marziali dell’Ariete. Le dodici vertebre che la compongono sorreggono le coste che formano la gabbia toracica e proteggono il cuore.
Fino a quando l’individuo non ha preso governo dei piani inferiori e fisici questa cavità è come una stalla in cui risiedono le energie animali dell’uomo e i suoi turbolenti desideri personali.
Le cinque vertebre lombari sono connesse con i quattro elementi, Fuoco, Terra, Aria, Acqua più un quinto elemento il più sottile e impalpabile: l’Etere che li permea tutti.
Sotto la regione lombare troviamo il sacro formato da cinque reminescenze di vertebre e le quattro ossa del coggige saldate insieme. Questi nove segmenti ossei sono associati all’aldilà, alle regioni sconosciute delle viscere della Terra nelle quali, si pensava, risiedesse un Fuoco imperituro.
E’ in questa stazione che risiede il germe della nostra vita, il segreto del “Nome” come direbbero i cabalisti o il fuoco kundalini per la tradizione orientale.
Questa energia sale dal basso, emerge come un drago di fuoco dalle acque oscure da cui la vita proviene e ritorna. Il “serpente di fuoco” sale dalla base della spina quando la nostra coscienza ha affrontato il mistero dell’ignoto e la paura del medesimo, quando cioè si è confrontata con Saturno, il drago maestro che rappresenta le prove che ci pervengono attraverso l’esperienza esistenziale. Ogni esperienza è l’incrocio di due coordinate che la mente umana deve superare, un quesito e un enigma che la vita ci pone: la via del centro ci permette di superare le prove, conciliare gli opposti, sopportare il paradosso e proseguire diritti lungo il sentiero della vita che è conoscenza e conquista delle nostre terre interiori.
Le porte principali che ci aprono verso questo cammino sono simboleggiate dalle regioni della colonna vertebrale e dai sette chakra maestri che sono collocati lungo la medesima. Quando l’energia sbloccata sale dai piani inferiori, l’attraversamento di queste porte conduce al godimento e alla pienezza sui quattro piani dell’essere: fisico, emotivo, psichico e mentale; fino al godimento finale che ci fa assaporare contemporaneamente la vita su tutti questi piani. La totale illuminazione del corpo che ne consegue abbatte ogni senso di separatezza tra l’interno e l’esterno, tra l’alto e il basso aprendoci a uno stato di coscienza in cui non si percepiscono più confini, pregiudizi e paure ma in cui prevale un senso di estasi e di sublime comunione con tutte le cose.

Elisabeth Mantovani

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domenica 6 giugno 2010

METEORE ....

L’Occhio infinito di Galileo: duemila anni di astronomia





Il 2009 è stato l’anno mondiale dell’Astronomia, ricorrendo i 400 anni dalla costruzione del primo telescopio dovuto a Galileo Galilei. L’opera del sommo studioso pisano rappresenta la nascita della ricerca sperimentale e l’inizio della Scienza moderna. Con lui si comincia a prendere coscienza della fisica dell’Universo, non più un sistema essenzialmente statico descritto in termini religiosi e matematici, ma un’entità complessa e variabile. Dopo Galileo non si potrà più tornare indietro come invece era successo dopo le geniali previsioni degli antichi greci.

Il mondo scientifico ha organizzato grandi celebrazioni. Noi volevamo fare qualcosa di diverso. Probabilmente pochi, al di fuori degli esperti, hanno mai letto il suo Sidereus Nuncius, l’opera con la quale annunziò e descrisse le prime osservazioni al telescopio. E’ invece una lettura esaltante e coinvolgente. Un testo ancora oggi modernissimo e rivoluzionario che dovrebbe essere conosciuto da tutti in un momento in cui il mondo ha grande carenza di fantasia, di valori e di stimoli conoscitivi. Crediamo fortemente che una sua lettura attenta e critica, una sua giusta collocazione temporale e un’estrapolazione ai tempi odierni rappresenti un doveroso omaggio al grande astronomo italiano e nel frattempo sarebbe ampiamente apprezzata da tutti coloro che hanno ancora voglia di sapere e di imparare.

Tuttavia, per comprendere appieno il Sidereus e le altre opere galileiane è necessario avere un’idea anche sommaria di quanto sia successo nei secoli precedenti, a partire dall’antica Grecia, dove i primi segnali di una rivoluzione astronomica epocale si erano già sentiti chiaramente. E bisogna anche investigare le ragioni del profondo buio conoscitivo che è arrivato fino a Copernico. Solo così l’opera di Galileo risplenderà completamente della sua vera luce.

Il sottoscritto, con la collaborazione dell’amico Domenico Licchelli dell’Università di Lecce, ha preparato un libro che mira proprio a questo scopo. La pubblicazione del libro dal titolo “L’occhio infinito di Galileo” è stata totalmente sponsorizzata da un industriale amante dei misteri dell’Universo, ma la sua tiratura è stata estremamente limitata. Ne è conseguito che le copie sono andate subito esaurite. Ma non potevo certo permettere che i cari amici di Astronomia.com ne rimanessero esclusi… E allora ecco l’idea di presentarlo su queste pagine.

Il progetto che presentiamo (a puntate, ovviamente) vuole proprio fare questo e utilizzare un linguaggio molto divulgativo sì da essere compreso anche dai più giovani e dai meno esperti. Accoglie immagini e diagrammi esplicativi e si conclude anche con un paio di racconti di “fantastoria”, tra il tragico e il faceto, che hanno sempre il Sidereus Nuncius come motivo conduttore: un modo diverso per capire l’importanza estrema della rivoluzione galileiana. Normalmente, le parti più matematiche e “difficili” sono state inserite nelle didascalie delle figure, in modo da rendere la lettura del testo più scorrevole per tutti. Ovviamente, Astronomia.com è sempre pronta a spiegare ed entrare nei dettagli, rispondendo puntualmente a chi avesse dubbi o incertezze.

S’inizia con alcune considerazioni generali, poi si passa alla storia delle massime conquiste greche (spesso troppo in fretta dimenticate o rifiutate). Si prosegue con i secoli bui fino a giungere alla rivoluzione copernicana. Siamo allora pronti a comprendere Galileo e i suoi grandi contemporanei.
Ma l’Universo degli antichi greci e di Galileo Galilei non si è certo fermato. Il Cosmo ci domina e ci dominerà per sempre. E non deve essere solo un motivo di studio per i professionisti e i ricercatori. Il cielo stellato è aperto a tutti. Basta guardarlo e sentirne la potenza e la complessa semplicità o se volete la semplice complessità.

Ecco, in sintesi, lo schema del progetto che uscirà a ritmo più o meno periodico su queste pagine:

1. Prima di Galileo: la luce dei greci e il buio del medioevo
2. Galileo Galilei: chi era costui?
3. Rileggiamo il Sidereus Nuncius: l’occhio infinito
4. I “magnifici tre”: la rivoluzione dell’astronomia
5. Sidereus Nuncius 2010 : e se Galileo nascesse oggi ?

Buona lettura!

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Il soffio delle balene spaziali




“Soffia! Soffia!” Questo era l’urlo lanciato dalle vedette poste in cima agli alberi delle vecchie baleniere quando il cetaceo veniva localizzato attraverso il suo soffio. L’acqua ingoiata dai giganteschi mammiferi marini, filtrata dei suoi microscopici gamberetti, era scaraventata all’esterno dallo sfiatatoio posto sopra il capo dell’animale sotto forma di alti getti di vapore. Cosa possono avere mai a che fare con Moby Dick i nostri giganteschi Buchi Neri? Beh… sembra che facciano qualcosa di molto simile anche se su scala ben più grande…

Sappiamo che al centro di molte galassie risiedono supermassicci Buchi Neri che possono anche raggiungere masse di milioni di volte quella del Sole. Essi agiscono come “mostri” in agguato, pronti a inghiottire la materia che li circonda per mezzo della loro fantastica attrazione gravitazionale. Le osservazioni X mostrano chiaramente che un’enorme quantità di energia è prodotta da questo materiale che cade dentro le fauci del gigante. Parte di essa viene “risputata” fuori (prima ancora che entri all’interno dell’orizzonte degli eventi altrimenti non potrebbe più uscire…) attraverso getti di materia di potenza estrema. Si pensava che la materia scaraventata da questi getti coinvolgesse solo gas posto all’interno della galassia. Invece, la nuova ricerca ha mostrato che questo spaventoso “soffio” si propaga anche nello spazio tra galassia e galassia e può spostare il gas intergalattico che si trova negli ammassi.


Immagine a falsi colori della regione centrale di un ammasso galattico osservato nella lunghezza d’onda dei raggi X. I getti emessi da un buco nero immenso posto al centro di una galassia attiva (macchie violette) si propagano nello spazio tra galassia e galassia. (Fonte: S. Giodini/A. Finoguenov/MPE)

Questo fatto dimostra che i Buchi Neri interagiscono direttamente con lo spazio circostante e i suoi getti trasportano e spostano immense quantità di gas intergalattico. Questo spiega molto bene la scarsità di gas che si osserva negli spazi “vuoti” tra galassia e galassia appartenenti agli ammassi che legano tra loro gravitazionalmente le più grandi strutture cosmiche. Studiando ben 300 gruppi di galassie attraverso osservazioni X, il gruppo di ricercatori del Max Planck Institute di Monaco ha mostrato chiaramente che l’attività dei Buchi Neri al centro di galassie attive ha drammatici effetti sullo spazio circostante. L’energia che essi emettono riesce a addirittura a espellere il gas intergalattico fino a farlo uscire dal campo gravitazionale dell’intero ammasso. La potenza dei getti è tale da coinvolgere spostamenti di gas fino a distanze paragonabili a quella esistente tra la Via Lattea e Andromeda.

Il mistero della massa di gas mancante all’interno dei gruppi di galassie è stato risolto e ancora una volta i Buchi Neri si impongono tra gli oggetti più fondamentali nel modellare la struttura a grande scala dell’Universo. Ciò capita soltanto negli ammassi non troppo massicci. In questi ultimi l’energia emessa dai buchi neri non riesce a strappare il gas all’attrazione gravitazionale dell’insieme numerosissimo di galassie che compongono l’ammasso.
“Soffia! Soffia!”…